La ricostruzione del seno dopo un tumore

Il tumore mammario rappresenta ormai una patologia frequente nella donna.
Fortunatamente, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi terapeutici, il tasso medio di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi sfiora il 90%.
Sono molte le donne che guariscono, e tornano a una vita perfettamente normale. E’ importante che tutte possano usufruire dell’intervento di ricostruzione mammaria, per potersi sentire di nuovo donne “integre”, recuperare la propria immagine femminile e dimenticare l’esperienza della malattia.

Oggi le tecniche per rimuovere il tumore mammario sono meno invasive rispetto al passato. Gli interventi vengono effettuati con modalità il più possibile conservative, cercando di preservare la fisiologia del torace femminile, anche nei casi in cui la “quadrantectomia” non è sufficiente, ed è necessario asportare l’intera mammella.
Nei centri ospedalieri specializzati spesso è disponibile un’equipe chirurgica, che vede affiancato al chirurgo oncologo il chirurgo plastico; il primo “step” per la ricostruzione del seno avviene perciò contestualmente all’intervento di mastectomia, risparmiando alla paziente una nuova seduta chirurgica, ma soprattutto dandole la sensazione che dopo l’intervento si apra subito la strada del ritorno alla normalità.

La chirurgia ricostruttiva del seno è complessa, e le soluzioni per correggere la perdita causata dalla mastectomia sono estremamente personalizzate, a seconda delle caratteristiche fisiche e dell’aspetto della mammella controlaterale della paziente. delle sue esigenze e del grado di tolleranza, delle cure a cui dovrà sottoporsi (compresa l’ eventuale radioterapia).
Quali che siano le tecniche impiegate, la ricostruzione comprende sempre il ripristino dei tessuti cutanei e sottocutanei del torace che sono stati compromessi in modo più o meno grave dalla mastectomia, la creazione di un rilievo mammario e infine la ricostruzione del complesso areola-capezzolo.

Il chirurgo plastico ha l’obbiettivo di ricreare una mammella dall’aspetto il più possibile naturale, che appaia simile e simmetrica a quella controlaterale, che talvolta deve essere ritoccata affinché il risultato sia più armonioso.
Oggi anche la ricostruzione con lembi miocutanei è svolta con tecniche meno invasive rispetto al passato, che non compromettono la muscolatura dell’area donatrice, e offre risultati ottimi e estremamente naturali, ma si tratta sempre di un intervento della durata minima di 4/5 ore, che comporta tempi di recupero relativamente lunghi.
Quando è possibile, perciò, si tende a adottare la modalità più comune per ricostruire la mammella, che consiste nel creare al di sotto dei muscoli grande pettorale e dentato anteriore una sede adeguata per l’inserimento di un “espansore tissutale”, una sorta di protesi mammaria temporanea che può avere forma e dimensioni variabili.
L’espansore crea gradualmente lo spazio necessario all’inserimento di una protesi in silicone definitiva, poiché è munito di un’apposita valvola attraverso la quale viene inserita in modo del tutto indolore soluzione fisiologica. Esiste anche uno speciale impianto espandibile, la cosiddetta protesi di Becker, che una volta raggiunto il volume prestabilito può rimanere in sede come protesi definitiva, risparmiando alla paziente un’ulteriore seduta chirurgica.

Nella ricostruzione con protesi è molto utile impiegare la tecnica del lipofilling, prelevando cellule adipose da un’area del corpo della paziente in cui sono disponibili in abbondanza, per trasferirle nell’area della ricostruzione. Oltre a migliorare l’aspetto e la simmetria del seno ricostruito, il lipofilling offre un vantaggio in più: le cellule adipose hanno un elevato potenziale rigenerativo, e questo è particolarmente importante quando si interviene su tessuti che presentano profonde cicatrici o sono danneggiati dalla radioterapia.
Le protesi mammarie impiegate in chirurgia ricostruttiva sono le stesse che usiamo in estetica, e sono costituite da un involucro in silicone estremamente resistente, riempito con un gel altamente coesivo, che resta compatto anche nella remota ipotesi di rottura.
Oggi abbiamo a disposizione protesi mammarie estremamente sicure e di elevata qualità, in una gamma talmente ampia di dimensioni e forme da consentirci di scegliere la soluzione ottimale per ogni esigenza di ricostruzione